Prologue

stemma.jpg
"Nemo me impune lacessit" E.A.Poe, The Cask of Amontillado

Benvenuti nella tana del Lupo: la Wolfschanze. Un luogo perso nella memoria stessa del tempo. Non abbiate timore. Esso non vorrà convincervi di nulla né nulla mostrarvi più di quanto già non conosciate. Solo, fornire a tutti i viandanti nuove lenti per osservare ciò che circonda ognuno di noi. Sia esso spaventoso, osceno, ironico o divertente, il Lupo non è che un Narratore. Storie di paura, orrori e sciocchezze. Metafore dei nostri patemi quotidiani.. O forse no...? Come che sia, entrate, giovani prede...il Lupo è qui ad attendere ciascuno di voi.

Lone Wolf

Lettori fissi

Ladies & Gentleman's: Your Soundtrack

mercoledì 4 giugno 2008

RUINS




Berlino. Aprile 1945.

La città era ormai niente più di un campo di battaglia. Le piazze tramutate in trincee; le strade, sconvolte dai colpi dell'artiglieria russa, sono sommerse da nuvole di fumo in cui a malapena si intravedono figure di uomini. Pallide, lacere e disperate. Donne. Bambini.
La città adesso era anche affamata ed assetata. Non c'erano più viveri, mancava totalmente il pane. Da otto giorni era sospesa l'erogazione dell'acqua. La popolazione, che viveva ormai solo nelle cantine, pompava quella della Sprea, filtrandola.
Centoventi dei duecentoquarantotto ponti erano stati fatti saltare dai genieri tedeschi. Degli altri, quasi tutti erano già in mano sovietica. Quella che doveva diventare la capitale del Reich millenario e del mondo, non era ormai che una trappola senza uscite.
Come era stato per Stalingrad, era venuto anche per lui il momento di fuggire.
Non c'erano più vittime tali da valere la pena di correre quel rischio.
Gli umani sembravano perfettamente in grado di annichilirsi tra di loro.
Tribunali volanti delle SS giravano come ossessi in una notte che era ormai più chiara del giorno a causa degli incendi e dei bombardamenti.
Fucilavano o impiccavano chiunque venisse trovato per le strade.
Anziani.
Ragazzini.
Chiunque sembrasse anche solo lontanamente abile al fronte (che ormai era a soli quattro o cinquecento metri dalla Cancelleria) vi veniva avviato. Se non era in grado di muoversi, lo giustiziavano sul posto.
Molti anni dopo, in effetti, avrebbero stabilito che nella battaglia di Berlino morirono più tedeschi per mano nazista che russa. Circa 150.000, comunque.
Ma questo non mi importava, adesso.
Che Hitler ed i suoi maiali marcissero nel loro troglo a 30 metri sotto terra.
Io dovevo solo fuggire da quell'inferno.
Mi unii ad un gruppo di ufficiali di alto rango che mi scambiarono per un colonnello.
La divisa era stata la mia ultima preda, la notte precedente.
Contavano di raggiungere la Sprea e di attraversarla al ponte Wiedendammer dove uno degli ultimi reparti corazzati ancora operativi stava tentando di incunearsi nelle linee sovietiche. Al di là del fiume, lo Schleswig-Holstein. La Danimarca. Una speranza.
Giunti al ponte, ci infilammo nella scia dei panzer. Un certo Bormann (che pareva guidare il gruppetto) camminava dietro al carro di testa. Io lo seguivo a ruota.
Non vedevo neppure le bocche da fuoco sovietiche.
Ne sentivo soltanto il boato.
La torretta del Tiger si aprì di botto.
Il carrista era nero di fuliggine in viso.
«Fuggite, pazzi! Sono troppi!»
Altro boato.
Questa volta più vicino.
Un attimo dopo, il boccaporto della torretta vomitò una fiammata che in un lampo avvolse il carrista.
Urla strazianti.
Il carro al mio fianco che saltava in aria.
I resti di quello che era stato l'equipaggio del panzer, addosso a tutti noi.
Panico.
Bormann comincia ad urlare. E' pieno di sangue.
E non molto è suo.
Si lancia all'indietro.
La puntata è fallita.
Nessun carro sopravvissuto.
Il ponte non è che un cimitero.
I russi caricano alla baionetta.
A respingerli sono ragazzini e vecchi ottuagenari del Volkssturm, la milizia popolare.
E' un nuovo massacro.
Un paio di fucilieri della Guardia mi si parano davanti.
Sto cominciando ad irritarmi.
Il sole monterà presto.
Sono solo due ragazzi.
A Mosca o a Smolensk avranno certo una ragazza, un padre, una madre.
Fatti loro.
Un attimo dopo i loro brandelli si inabissano nella Sprea.
Ed io con loro.
I russi non controlleranno un fiume che è noto per non dar scampo a chiunque debba respirare per vivere.
Una via di fuga perfetta, dunque.
A questo pensiero puerile, riuscii persino ad abbozzare un sorriso.
E mentre mi lasciavo trascinare sottacqua dalla corrente, con un ultimo sguardo abbracciai le rovine della città che avevo tanto amato.
E che adesso, non esisteva più.
Sopra di lui, a migliaia di metri di quota, il marconista di uno YAK sovietico segnalava al Quartier Generale: «Ore 04:42. Su Berlino, cessato ogni segno di resistenza».


wolf.jpg Lone Wolf

"The world of Men will fall"

domenica 4 maggio 2008

GRRRRRRRR!!



"Il motivo della proungata assenza"




wolf.jpg Lone Wolf

"The world of Men will fall"

domenica 13 aprile 2008

ELECSCION DEI



Voi che dite?

Riusciranno davvero a rendere questo Paese,

Una vera Città del Paradiso?

E sennò?

Cos'altro?

In bocca al Lupo a tutti noi.

E che Casini ce la mandi
(almeno) BONA.

'Na volta tanto.

Mi accodo al silenzio stampa pre-elettorale.

Ave atque vale.




wolf.jpg Lone Wolf

"The world of Men will fall"

giovedì 3 aprile 2008

La Furia dentro (Parte V)




Qualche volta lo faceva di venire fin là, da SubCity.
Guardare la luna sprofondare nel mare.
O dentro sé stessa...

Non è che l'aspettasse.
Il traghetto non faceva neanche più servizio...
Ma non si poteva mai sapere.

A volte vedeva una barca al largo...
E qualcosa gli si muoveva dentro.
La speranza..
Forse.
In fondo, se al mondo esisteva ancora gente come lui,
Poteva succedere qualunque cosa...

Leggeva persino i giornali, adesso.
E non solo resoconti di
strani omicidi,
Utili, per rintracciare suoi "simili".
No.
Storie di cronaca.
Casi umani.
Dieci righe su quanto era successo ad un angolo di una strada di SubCity.
O due gemelli identici,
Che si reincontrano dopo trent'anni,
E scoprono di fumare la stessa marca di sigarette.
E di esser sposati tutti e due,
Con una Samantha.
Cose così.

Era venuto qualcuno dal Nord,
E gli aveva detto che quella famosa notte,
"Baby" aveva sbancato tutti.
Ora viveva nell'Ovesturia.
Con un nuovo soprannome.
O almeno sperava.

Era cominciato un nuovo secolo.
Le cose erano diverse.
Ora era in corso la loro, di rivoluzione.
La loro, di guerra.
Lui se la passava bene, in fondo.
Non aveva smesso di giocare.
Nè di vincere.
Sempre.

Ma non era più come prima...
Sempre più spesso,
Notte dopo notte,
Tornava nel suo rifugio,
E se ne rimaneva seduto,
Spalle al muro.
Fissando l'ingresso.

Si sa mai,
Chi sarebbe potuto entrare..
Chissà.
Qualcuno portato dal vento, forse..

Dopotutto...
Non dicevano che quella era la terra degli uragani..?



wolf.jpg Lone Wolf

"The world of Men will fall"