Prologue

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"Nemo me impune lacessit" E.A.Poe, The Cask of Amontillado

Benvenuti nella tana del Lupo: la Wolfschanze. Un luogo perso nella memoria stessa del tempo. Non abbiate timore. Esso non vorrà convincervi di nulla né nulla mostrarvi più di quanto già non conosciate. Solo, fornire a tutti i viandanti nuove lenti per osservare ciò che circonda ognuno di noi. Sia esso spaventoso, osceno, ironico o divertente, il Lupo non è che un Narratore. Storie di paura, orrori e sciocchezze. Metafore dei nostri patemi quotidiani.. O forse no...? Come che sia, entrate, giovani prede...il Lupo è qui ad attendere ciascuno di voi.

Lone Wolf

Lettori fissi

Ladies & Gentleman's: Your Soundtrack

sabato 15 settembre 2007

VOTA G.B.! VOTA GIOVANNI BIVONA!!





Facendo mia la campagna elettorale lanciata da Prescia sottopongo all'attenzione dei lettori un video di assoluto livello. La performance di un uomo che - se ascoltato adeguatamente - sarà in grado di mutare il corso della vostra vita siccome ha fatto colla mia...
Non sottovalutatelo.
Non temetelo.
Non amatelo.
Solo votatelo!!
Perchè Lui è il Maestro di Vita.
Il Guru.
L'Ayatollah.
Lui è GIOVANNI BIVONA.
E come Corona,
Non perdona.





wolf.jpg Lone Wolf

martedì 11 settembre 2007

Legione (Parte IV)

La serata era andata di lusso.

Il ristorante non era stato affatto male.

Cucina non da poco.

Prezzo onesto.

Vino di livello.

Era davvero soddisfatto.

Passeggiava con lei lungo il Corso.

La macchina non era molto distante.

Si sentiva un po’strano.

Non sapeva se appesantito per la cena luculliana.

O a due metri da terra per quella mano che stringeva la sua.

La leggerezza stupida di quel pensiero, gli conferiva un’involontaria espressione

da ebete.

Ma chissà quanto involontaria, si schernì.

La guardò.

Era davvero incantevole.

Occhi da pantera.

Gambe da gazzella.

Dio doveva esser in gran forma quando l’aveva creata, pensò.

Lei se ne accorse, rimandandogli il sorriso, quasi avesse compreso ogni singolo

frammento dei suoi pensieri.

Che ne fosse innamorato?

Sarebbe stata la prima volta da molto, molto tempo.

Decise di non pensarci.

Goditi il momento, si disse.

Forse, arrivati alla macchina,

Potrebbe anche concederti un assaggio delle sue labbra.

Labbra di miele,

Di cui sentiva di non poter già più fare a meno.

Provò un convulso insieme di emozioni.

E si stupì di esserne ancora capace.

Negli ultimi anni le donne, come gli uomini del resto,

Avevano avuto tutt’altra utilità.

Chissà.

Forse c’erano ancora molte cose che gli sfuggivano di sé stesso.

In fondo tutto poteva essere.

Meno male che aveva deciso di non pensare, si disse.

Giunsero alla macchina.

Ma perché aveva parcheggiato in quel posto deserto?

Il suo macinino non era certo all’altezza dell’occasione.

Ma ci era affezionato.

E aveva deciso di non cambiarlo sino a che non lo avesse abbandonato.

Lei, del resto, non pareva farci troppo caso.

Se non nell’esser divertita dal suo attaccamento per quel “coso su quattro ruote”.

Così lo chiamava.

Lui si era impacciato nell’aprire la portiera.

Come al solito.

Lei rise.

Di una risata dolce.

Lui non poté fare a meno di notarne la musicalità.

Tu non stai bene, si disse.

Cominci a pensare come un libro rosa di terza categoria.

Mmmmh.. quello pareva un pensiero interessante…

Ne avrebbe potuto scherzare con sua madre.

Certo, quando fosse finalmente riuscito a vederla!

Erano settimane che non si faceva sentire ormai.

Chissà dov’era finita.

Certo persa in qualche parte del mondo.

Beh.. Si sarebbe fatta sentire.

Come sempre.

Inattesa..

Ora lui aveva altro cui pensare.

Si voltò verso di lei, aprendole lo sportello.

Fu a quel punto che udì la voce.

Era sibilante, fastidiosa.

Lei si spaventò. E gli si buttò tra le braccia.

Non riuscivano a capire da dove provenisse.

Una lingua incomprensibile.

Intensa non più di un refolo di vento.

Poteva esser un’allucinazione.

Ma potevano averla tutti e due contemporaneamente?

Silenzio.

Era svanita così come era arrivata alle loro orecchie.

Era stato davvero tutto una traveggola?

Quell’odore.

D’improvviso l’aria ne fu pregna.

Dove lo aveva già sentito?

Non riusciva a far mente locale.

I suoi sensi cominciarono a funzionare a mille.

Percepiva un pericolo prima occulto.

Ma qualcosa dentro di lui,

Comprese che era stato con loro tutta la serata.

Sotto casa di lei,

Dietro la loro macchina durante il tragitto.

Alle finestre del ristorante.

Lì. Adesso.

Non riusciva a ricordare…

Gli erano addosso.

Ombre.

Anime nere.

Molte.

Troppe.

Intorno.

Sentiva qualcosa camminare sul ciglio del balcone sopra di lui.

Qualcosa con un odore diverso.

Ne percepì un sorriso.

Ormai non riusciva più a tenersi.

I suoi stessi sensi lo stavano devastando.

Ma lei era lì.

Come poteva mostrarle ogni cosa.

Anche fosse per salvarle la vita.

L’avrebbe persa.

Due delle ombre, scelsero per lui.

Lanciate verso di loro.

Gli artigli riflettevano le luci della metropoli, abbagliandolo.

Si buttò a terra trascinandosela con sé.

Andò bene.

Lo scarto improvviso li sorprese.

I loro corpi si schiantarono contro la macchina, sfracellandone la fiancata.

Due di meno.

Ma solo per qualche secondo, lo sapeva.

Gli altri erano a circa tre metri da lui.

La presenza sul balcone non si era mossa.

Perché non ti difendi

Un’altra voce.

Diversa dalla prima.

Profonda.

Potente.

Ma cosa stava succedendo?

Non poteva pensarci.

Lei era indifesa, tra le sue braccia.

Un altro attacco.

Un digrigno di zanne.

Licantropi.

Si scartò un’altra volta, evitando l’affondo.

Ma lei vide.

E la sua mente non resse.

Tanto meno quando si accorse che la mia mano,

Cui ancora era aggrappata,

Si stava irrobustendo in maniera del tutto innaturale.

Stavo perdendo le mie residue inibizioni.

Si divincolò, proprio quando il secondo Lupo si era lanciato su di noi.

Cominciò a scappare lungo la via.

Difenditi, o morirai.

Ancora quella voce.

Non avevo tempo di pensarci.

Ero a tu per tu con un licantropo di due metri, infuriato e affamato.

Nella mischia vedevo già gli altri avvicinarsi.

Ma avevo perso di vista Lei...

Udivo solo un rumore di tacchi sul selciato.

Un urlo.

Lacerante.

E poi il nulla.

Per un secondo, interruppi la lotta col mio avversario.

Non so per quale motivo ero convinto che, girandomi, ne avrei visto ancora la snella figura che correva.

Spintonai via il mostro.

Ma non la vidi più.

C’era solo un altro di loro.

Chino su qualcosa.

Qualcosa che veniva masticato.

Impazzii.

Il mio corpo fu lasciato libero.

Mutai.

E, come sempre, non fu piacevole.

Intorno a me, fiutarono il pericolo.

E per un attimo, esitarono.

Io no.

Afferrai tra le mani la testa di quello con cui stavo lottando.

E strinsi.

Mentre il suo cranio si piegava come in una pressa,

Vidi nei suoi occhi lo sguardo implorante di un uomo.

Era tardi.

Continuai a stringere sino a che le mie mani, alla fine, non si giunsero.

Gli altri ulularono come forsennati nel percepire la sofferenza del compagno.

E per quanto atterriti mi furono addosso in un attimo.

Non potevo lasciarla lì.

Ma sbarravano il passo.

Poco male.

Mi feci sotto.

Al primo di loro che mi si parò davanti, afferrai le zanne che già puntavano al mio collo.

E gliele estirpai.

Lasciandolo a guaire nella sua personale pozza di sangue.

Altri due caddero sotto le mie, di zanne.

E. per la prima volta da troppo, sentii il sangue inondarmi di nuovo la bocca.

Era bellissimo.

Ma non sarebbe bastato.

Erano troppi.

Per ognuno che sfracellavo un altro paio usciva dal buio.

Mi stavano fregando.

Stupido idiota.

Ti sei lasciato sopraffare dalla frenesia.

Ed hai dimenticato la prudenza.

Ormai ti avevano circondato.

Eri spacciato.

A pochi metri da te, il Suo corpo.

Non potevi guardarlo.

Nessuno avrebbe potuto.

Ed era stata colpa tua.

Tua e di questa tua maledizione.

Ed ora non avresti neppure saputo il perché.

L’ultimo assalto.

E portarne all’Inferno quanti più possibile.

Il primo gruppo era a pochi passi da lui,

Quando un ululato spaventoso quanto quello della tua prima vittima,

Scosse l’intero vicolo.

Tutti guardarono alle loro spalle.

Il licantropo che aveva emesso quel suono era già morto.

Il cuore trapassato da una lama che pareva fatta di Luna.

Egli sfilò la spada dal cadavere come da una guaina,

E, sorridendo, uscì alla luce dell’unico lampione.

Un Prete.

Un banalissimo Prete.

Ti muovi bene.. Un po’troppo impetuoso, forse.

La voce!

Il tempo di quel pensiero e il nuovo arrivato ne aveva già trafitti altri due,

portandosi verso di me.

Al fine compresero che quella sera non avrebbero goduto di alcuna vittoria.

E pensarono a salvarsi.

Sfortunatamente per loro, il Prete pareva avere altri progetti.

Con un paio di fendenti né decapitò uno e amputò la gamba di un altro, alle sue spalle.

La vista di Sangue così copioso prese ad eccitarmi nuovamente.

Lo raggiunsi nella mischia.

Ed al fianco del mio nuovo Compagno mi immersi nell’orgia inebriante del massacro,

Sino a che, alla fine, non c’eravamo che noi.

E la Creatura sul balcone.

Decisi che non sarebbe scampata.

In mezzo a tutti quei cadaveri, mi sentivo onnipotente.

Ed il corpo di Lei ancora gridava vendetta.

Una mano sulla mia spalla.

Il Prete che mi guardava, facendo cenno negativo col capo.

Per quanto forte tu sia, credimi, nessuno di noi due è pronto ad affrontare quello

che si trova là sopra.

Non riuscivo a comprendere.

Ma percepivo lo sguardo di quella Creatura dall’ombra.

Sorrideva.

E mi sfidava.

Infuriato, mi girai di nuovo verso il Prete.

Lui ciondolò di nuovo la testa, senza mollare la mia spalla.

Quando mi voltai nuovamente,

Eravamo rimasti soli.

La Creatura era svanita.

Il vicolo, un vero Campo di Marte, mi era indifferente.

Non avevo occhi che per quel corpo.

Prima di qualunque domanda.

Prima di qualunque perché.

Mentre cominciavo a riassumere la mia forma umana,

Impazzivo dal desiderio di stringerla a me.

E nello stesso momento, temevo di morire all’idea di vedere cosa ne era rimasto.

Alla fine, presi una coperta da ciò che restava della mia macchina.

E delicatamente gliela adagiai sopra.

Non l’avevo guardata.

Sei ancora interessato ai perché, ragazzo? O sei troppo preso da quel che resta

della tua fidanzatina?

Il Prete era accucciato vicino a qualcosa che giaceva in fondo al vicolo.

Che cosa aveva detto?

Oh! non ti irritare…lo dicevo per te. Lascia quella poverina al suo riposo. Noi abbiamo qualcosa di più importante di cui occuparci..

La Bestia cominciò a montare di nuovo nel mio corpo.

Stavo odiando quel Prete e la sua insolenza.

Beh…se la smetti di gonfiare il petto e vieni qui, potrei anche mostrarteli io un po’ di “perché”..

Mi avvicinai, ancora incerto se vedere cosa voleva mostrarmi o aprirgli il cranio.

Un Lupo.

Era stato tramortito nella lotta e stava lentamente riassumendo una forma umana.

Il Prete lo schiaffeggiò con forza.

Quello cominciò a riprendere i sensi lanciando un mezzo ululato.

Sta zitto gli disse.

All’inizio non parve rendersi perfettamente conto di dove si trovasse né di cosa fosse successo.

Nel perdere i sensi, doveva aver pensato di esser stato fortunato.

Non sarebbe morto.

O lo sarebbe stato senza soffrire.

Lo sguardo del Giovane Prete gli fece capire che forse si era sbagliato.

Non ho tempo da perdere con te, Schiavo. Ma ho bisogno di alcune informazioni.. che tu adesso mi darai.

L’uomo che era stato un Lupo mi guardò atterrito.

Vampyr, disse soltanto, io non so nulla.

Vampyr?

Un SucchiaSangue?

Come avevo potuto non accorgemene?

Lo vedremo presto.. disse il Prete, girandosi verso di me ed abbozzando un mezzo sorriso.

E cosa vorresti fare? Uccidermi? disse l’Uomo con un fare spocchioso così artefatto da rendere ancora più evidente il terrore che gli scorreva nelle vene.

Ucciderti? No.. disse il Prete quello alla fine, se mi andrà di essere clemente.. ma tutto ciò che verrà prima.. sorrise.

Beh! Quello sarà un vero spasso, mon ami.



Puoi urlare, adesso, se vuoi…







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lunedì 10 settembre 2007

HUAHUAHUAHUAHUA!!!!





Perdonatemi...stasera volevo prendermi un po'di tempo.
Pensare (e soprattutto scrivere) il prosieguo di "Legione". Inoltre non avevo la minima intenzione di abbandonare il progetto "Finto Figo", che mi sembra decisamente "succoso" di ulteriori prospettive ed approfondimenti..

Ma qualche sera fa sono andato a vedere Shreck III (carino, ma non aspettatevi troppo) e tra i trailers c'era anche quello del "Simpson's Movie"... l'ho guardato.. ed ho anche riso di gusto, ma...

..Solo con giorni di ritardo mi sono reso conto di quanto fosse geniale la scena di cui sopra!!

E questa è in inglese.

Vi dico solo che in italiano è "Spider-Porc"... Veramente goduriosa!

Anzi, se qualcuno riesce a procurarsi la versione "nostrana", lo prego di linkarmela. E CHE DIO LO ABBIA IN GLORIA!!

:D


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giovedì 6 settembre 2007

Il Finto Figo

Ormai non pare più neppure argomento originale. Molti si sono occupati di questo fenomeno di natura. Omnipresente dal più piccolo paese alla più grande metropoli (che, ovviamente, predilige) e che, si teme, esser destinato ad una sempre maggiore diffusione: stiamo ovviamente parlando di LUI... il Finto Figo.
Ciò nondimeno, non vedo perché non sfruttare lo spazio, che il buon vecchio Zio Gugl mi ha messo a disposizione, per cercare di fornire il mio piccolo contributo ad una miglior definizione del "problema"(e direi che è proprio il caso di chiamarlo così).
Dunque, mentre girando nel milanese la questione diventa endemica, al limite del contagio (ma su questo tornerò più avanti..), nella mia città la situazione è parzialmente diversa. La "Fintafigaggine" come ogni cosa, del resto, qui arriva sempre più tardi che nella metropoli. E non volendosi mai smentire nel suo irrinunciabile complesso "MaròMilanoèlapiùfigacittàdelmondo" il lecchese medio cerca di essere (come si dice) più realista del Re... E ci mette del suo, per superare l'inarrivabile collega Meneghino.
La standadizzazione è la prima conseguenza di questo fenomeno, per cui (grazie a Dio) il Finto Figo è oggi debellabile, in quanto riconoscibile.
Innanzitutto, una premessa: non è detto che il Finto Figo sia un capellone su cui l'alopecia mai attecchirà... si presentano casi (seppur rari) di Finti Fighi che patiscono la calvizie... Questi soggetti sono da tenere assolutamente alla larga (secondo le regole di identificazione di cui appresso si dirà) poichè in loro la malattia si è sviluppata in una modalità particolarmente aggressiva, a causa dell'indiscutibile GAP che li allontana dai più fortunati. GAP che cercheranno in ogni modo di colmare, con ciò esasperando le già preoccupanti caratteristiche della specie.
Poi... vediamo un po'..
Ah! Certo.. Il Finto Figo indossa quasi sempre la camicia.. E questa sarà quasi sempre di colore azzurro chiaro... perfettamente stirata (ovvio).. Anche se non da lui (più ovvio ancora, se deve stirarsi le cose che Finto Figo è?).
Certo, una variante può esser costituita dal bianco a righe (spesso obliqueggianti).
Ma una cosa è certa.
La camicia sarà portata fuori dai pantaloni, i quali ultimi saranno rigorosamente jeans..
A tubo.
Questo è un punto tendenzialmente fermo per il Finto Figo.
Di giorno (ma quelli veramente gravi lo fanno anche di sera...) il Finto Figo non può mai rinunziare ai suoi occhiali da sole.
E naturalmente come dovranno essere (ditelo in coro)?
A GOCCIA.
E questo, anche quando non si ha idea di come sia un occhiale a goccia.
Non importa.
Lo sarà lo stesso.
Lo pago 300 Euri...
Tornando per un secondo allo scalpo, quelli non afflitti dal problema di cui sopra - sappiatelo - avranno un solo taglio di capelli.
Il taglio di Seth di O.C. (quello moro e riccio).
Di qui la denominazione alternativa (valevole di norma, però, solo per i cuccioli più giovani) di "Figli di OC".
Sin qui il fattore estetico.
Ma quelli sopra esposti non sono che degli indici di riconoscimento.
Le c.d. cartine di tornasole (ho detto di tornasole...) per identificare subito il virus.
Ma certo non costituiscono in sè un problema (se non per l'arte estetica).
Perché il problema, quello vero, non è come il Finto Figo si veste (Oddio...), ma come tenta di relazionarsi agli altri.
Come riconoscere dunque la psicologia del Finto Figo?
Prendiamolo in un contesto ordinario per giovani: un bar.
Anzitutto la location.
Il Finto Figo non va mai nei "pub" (orrore per giovani comunisti spinellati!!).
Per lui esiste solo il Bar... meglio.. Il Wine Bar.
Luogo di culto ed erudizione dove il vino si paga tre volte tanto, ma "come lo fanno lì.." (....).
All'interno, poi, il soggetto non esiste che possa sedersi ad un tavolo a cacciar due balle cogli amici.
BLASFEMIA! Il suo regno è il bancone, dove (a causa del calo delle nascite che giammai colpisce questi soggetti) necessariamente si relazionerà coi consimili.
Sono i c.d. "branchi", ma questo introdurrebbe un argomento troppo complesso per esser gestito in così poche righe.
Dal bancone, che quindi per lui funge come una sorta di portaerei, il Finto Figo si libra verso ogni tavolo in cui conosce qualcuno, al solo fine di cominciare a tacchinare la sbarbatella di turno..
Un vero rapace.
Questa operazione para-militare si protrae almeno per tre-quattro tavoli (molto dipende dalla dimensione del locale), prima che il volatile, chiaramente munito di un intero mazzo di Modiano Special (composto da soli due di picche), torni alla base per un briefing coi suoi fidi.
Il tutto, ovviamente, millantando di aver fatto impressione su ogni ragazza di ogni tavolo.
A volte (i più perversi) persino su qualche uomo!!
Ovviamente
(da vero macho) subito liquidando con "QUEL RIKKIONE di MERDA" uno che senza dubbio scopa più di lui.. (ma il Finto Figo è un intollerante... verso chi scopa più di lui).
Di norma per fortuna, questi summit di eruditi non durano molto.
I vocaboli complessivamente a disposizione raramente superano i tre alla volta e variano da un riflessivo "Quella me la tromberei" ad un più narcisista "Stase(ra) me la trombo".
Quelli più colpiti dalla patologia, segnalo, pare riescano persino a convincersene.
La reazione degli altri, a quel punto, sarà uno scomposto "Ma tu sei un grandissimo!!".
Sfortunatamente, l'astinenza da vocaboli non li condurrà mai ad aggiungere un ulteriore (ed a mio avviso più calzante) aggettivo.
La serata terminerà quindi con il Finto Figo che si allontana dal bar cercando di convincere il branco che adesso ha da fare.
Ovviamente, con una delle signorine conosciute in serata.
(NB: il Finto Figo va subito in buca.. Altro che secondo, terzo o decimo appuntamento).
E' invece tristemente palese che il meno abbiente si farà una marlboro (rigorosamente LAIT perchè in fondo è una salutista... Fa palestra al Centro Ginnico!) e subito dopo si sparerà (......) in branda.
La serata del Finto Figo "Bene", invece, non è ancora terminata.
Di norma, lo sarà a casa di qualche pusher, a strafarsi di coca.
Lanciando insulti postribolari verso "quelle puttane di stasera che la danno a tutti"...
Ma non a lui.


Ma che posso dirvi?... Son ragazzi!

Bene.
Occorrerebbe a questo punto dibattere di alcune sottospecie particolari e decisamente più pericolose del (in fondo solo triste) Finto Figo "
Classic" e cioè:

1) il Finto Figo "Dark"

2) il Finto Figo "Alternativo-di-sinistra-intellettuale-ma-non-troppo"

3) il Finto Figo "Sommelier"

Certo, però, di avervi sufficientemente annoiati colla mia versione di "Medicina33" e vista l'ora tarda, interromperei qui la riflessione.
Se vorrete esser indottrinati anche su questi ultimi figuri, sarò ovviamente ben lieto di accontentarvi.. Sicuro come sono dell'utilità sociale che quest'opera potrebbe avere per molti.
Volete anche una colonna sonora per la lettura?
Caspita!
Allora niente sarà più in tema di Elio col suo "Fossi Figo".
Come si dice... a fagiuolo!

'Notte fanciulli..



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